Il 24 settembre 1966 nasceva a Lucca il Salone Internazionale dei Comics.
Oggi, esattamente sessant’anni dopo, alla conferenza stampa milanese di Lucca Comics & Games, abbiamo avuto tra le mani una copia dell’invito originale a quella prima conferenza: un piccolo pezzo di carta che, visto oggi racconta forse meglio di qualsiasi numero quanto sia cambiato tutto da allora. Erano gli inizi di una manifestazione che sarebbe diventata Lucca Comics & Games, ma che nel 1966 era ancora un progetto quasi pionieristico, nato per pochi appassionati e destinato, negli anni, a trasformarsi insieme al mondo del fumetto, del gioco e della cultura pop.
Per il suo sessantesimo anniversario Lucca ha scelto una parola che contiene entrambe le direzioni di questa storia: LEGACY. Non soltanto il passato da celebrare, ma qualcosa che viene consegnato al futuro e che continua a cambiare mentre passa di mano in mano. È probabilmente questo il modo più interessante di raccontare Lucca Comics & Games: non come un monumento immobile alla propria storia, ma come una manifestazione che negli anni ha continuato a trasformarsi insieme alle persone che la attraversano. Del resto, basta guardare la città durante quei giorni per capire che Lucca Comics & Games non è semplicemente una fiera trasferita dentro un centro storico: è una cosa che succede alla città e che, per qualche giorno, la trasforma. Le piazze, le mura, le strade, i palazzi diventano parte dell’esperienza e il pubblico non è soltanto pubblico, ma una comunità che porta con sé costumi, passioni, ricordi, amicizie e una quantità francamente impressionante di creatività.
Il tema LEGACY prende forma concreta anche nella nuova mostra che dal 3 ottobre sarà visitabile gratuitamente al secondo piano di Palazzo Guinigi, “Lucca Legacy: a comics and games story”, un progetto di Lucca Crea realizzato in partnership con POLI.design del Politecnico di Milano, con la supervisione scientifica di Disegs, Dipartimento di studi socio-economici, gestionali e statistici dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, e con la partecipazione del Fondo Bono e della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, realizzato con il supporto del Comune di Lucca e la collaborazione di Rai Teche. La cosa interessante è che non si tratta di una mostra concepita come un semplice archivio da guardare in silenzio, ma come un organismo vivo, destinato a cambiare anche grazie alle persone che lo visitano.
In perfetto stile “legacy game”, il pubblico potrà infatti intervenire, lasciare il proprio segno e contribuire a modificare il percorso. Luke e Clea, le mascotte create da Sergio Algozzino, accompagnano i visitatori attraverso nove ambienti, tra poster, fumetti, giochi, fotografie, testimonianze e oggetti. Ci sono le storie del festival raccontate in Cover Stories, i poster storici nella Time Machine, il Tree of Strips con i nomi di centinaia di artiste e artisti, i ricordi e le voci della Legacy Room, i fumetti e i giochi premiati nel Roll of Honor e la Dreamers Room, pensata come esperienza più sensoriale. Nella Hall of Games si può perfino fare la cosa apparentemente più semplice e forse più importante: sedersi e giocare. E poi c’è The Vault, un vero e proprio caveau con regole precise, nel quale i visitatori potranno depositare un oggetto a cui sono legati e che racconta il proprio rapporto con Lucca Comics & Games. Oggetti che, in futuro, potranno diventare nuove Cover Stories o entrare a far parte del nascente Museo del Fumetto di Lucca, anch’esso raccontato all’interno di Palazzo Guinigi, in attesa della futura sede all’ex Manifattura Tabacchi. È un modo molto concreto di dire che la storia di Lucca non appartiene soltanto a chi l’ha organizzata, ma anche a chi l’ha vissuta.
E proprio quest’anno questa idea di passato e futuro trova un simbolo particolarmente forte nella presenza di Go Nagai, ospite di Lucca Comics & Games dal 28 al 30 ottobre. Il creatore di Mazinga, Jeeg Robot d’Acciaio e Goldrake torna a Lucca in un anniversario che sembra fatto apposta per riannodare fili lontanissimi nel tempo: quello tra il Giappone e l’Italia, quello tra il fumetto e l’animazione, quello tra una generazione cresciuta davanti alla televisione e quelle che oggi scoprono Nagai attraverso manga, anime e nuove forme di cultura pop. La presenza di Go Nagai è legata anche a una delle storie più importanti dell’immaginario giapponese in Italia: il 4 aprile 1978, su Rai 2, Maria Giovanna Elmi annunciava al pubblico italiano l’arrivo di Atlas UFO Robot, il Goldrake creato da Nagai. Da quel momento qualcosa cambiò davvero: quello che per molti bambini italiani era semplicemente “il nuovo cartone animato” diventò un fenomeno culturale e contribuì ad aprire la strada alla diffusione degli anime e della cultura pop giapponese nel nostro Paese. Ed è curioso, a sessant’anni dalla nascita del primo Salone Internazionale dei Comics, ritrovarsi ancora una volta dentro la stessa storia: da una parte una manifestazione nata nel 1966 e cresciuta insieme alle generazioni che l’hanno attraversata, dall’altra uno degli autori che hanno contribuito a cambiare per sempre il modo in cui quelle generazioni guardavano al fumetto, all’animazione e all’immaginario fantastico. Go Nagai sarà uno dei grandi protagonisti dell’edizione 2026, dal 28 al 30 ottobre, in un anno che celebra anche i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. Forse è proprio qui che il concetto di LEGACY acquista il suo significato più interessante. Non significa semplicemente conservare quello che è stato, né trasformare sessant’anni di storia in una teca piena di cimeli. Significa prendere quello che è stato costruito, modificarlo, contaminarlo con qualcosa di nuovo e consegnarlo a qualcun altro. Lucca Comics & Games non è necessariamente il festival più grande del mondo, e forse non ha nemmeno bisogno di esserlo. La sua particolarità sta altrove: nel fatto che accade dentro una città vera, tra mura vere, palazzi, strade e piazze che per cinque giorni diventano qualcosa di completamente diverso; nel rapporto diretto tra pubblico e autori; nella quantità di persone che ogni anno tornano non soltanto per vedere cosa c’è, ma per ritrovare qualcuno. È una manifestazione internazionale, certo, ma conserva qualcosa di profondamente umano e quasi artigianale nel modo in cui continua a essere costruita. Sessant’anni dopo quel primo invito del 24 settembre 1966, forse è proprio questa la sua eredità più interessante: non un festival rimasto uguale a se stesso, ma una storia che continua a essere scritta da chi ci lavora, da chi viene a Lucca e, soprattutto, da chi decide di sentirsi parte di quella storia.
