Durante il Lucca Comics & Games 2025 ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Emanuele Tanzillo, mentre, con mano sicura, dava vita a un magnifico drago sulla copertina del nuovo volume de Il Cavaliere del Drago, durante il firmacopie allo stand Saldapress.
Dalle sue parole (e dai suoi occhi) traspariva tutto l’orgoglio per questo secondo capitolo, nato con più tempo e libertà creativa: un’occasione per esprimere al meglio la sua arte e dare nuova forza alla storia.
C’è qualcosa di antico e di nuovo che vive tra le pagine de Il Cavaliere del Drago. Un racconto che nasce da un frammento perduto della Tavola Rotonda, ritrovato come una reliquia e riportato alla luce da Emanuele Arioli, che lo riscrive e lo trasforma in un fumetto dal respiro epico.
Accanto a lui, Emiliano Tanzillo presta la sua visione: colori che si muovono come onde di luce, linee morbide e vive che danno forma al mito.
Questo secondo volume, La valle senza ritorno, non è un semplice seguito: è un ponte che unisce memoria e invenzione. Per comprenderlo davvero, bisogna aver percorso prima la strada del primo capitolo, perché qui la storia riprende in corsa, come se non si fosse mai fermata. I personaggi tornano, cambiano, crescono insieme al mondo che li circonda, un mondo che sembra respirare, sospeso tra sogno e leggenda.
Arioli costruisce un racconto che ha il sapore delle origini: profezie, oggetti magici, ombre in agguato e un viaggio che è al tempo stesso avventura e conoscenza di sé. Sivar, il cavaliere, segue la scia delle quattro pietre elementali e cerca la verità sul proprio passato, ma la sua figura, pur restando centrale, si fa più discreta, quasi si dissolvesse per lasciare spazio agli altri.
Owain, l’antagonista, emerge dalle tenebre con una forza calma e terribile, un male antico che non ha bisogno di clamore.
E Lyana, con la sua fragilità luminosa e la sua determinazione, conquista la scena: un personaggio femminile moderno, vibrante, capace di unire coraggio e dolcezza, luce e ombra.
Nel disegno di Tanzillo ogni tavola è una finestra su un mondo che cambia: si passa dai paesaggi surreali del regno dei Korrigan, dove l’ironia danza con la magia, alla malinconia sospesa della palude dei fuochi fatui, dove il silenzio sembra parlare. Le sue linee hanno qualcosa di musicale, e i colori si mescolano come pennellate di un sogno che prende corpo.
Rispetto al primo capitolo, La valle senza ritorno apre lo sguardo: le scene si dilatano, la narrazione respira. Ci sono battaglie imponenti e momenti di quiete assoluta, silenzi che raccontano più di mille parole. È un fumetto che conosce il ritmo del cuore: accelera, rallenta, si ferma, riparte.
Nelle sue pieghe si percepisce un dialogo silenzioso con Tolkien, con quell’idea di fantasy che è ricerca, perdita, rinascita.
Come nella Compagnia dell’Anello, anche qui l’amicizia diventa cammino, e il male non è solo un volto oscuro, ma una presenza che corrompe l’anima.
Arioli non copia, ma ascolta quella voce antica e la reinterpreta: mescola ironia e malinconia, epica e intimità, portando il mito arturiano nel nostro tempo senza tradirne la magia.
Il Cavaliere del Drago non è soltanto un fumetto: è un universo che si espande oltre la pagina. Attorno alla storia vivono materiali extra, approfondimenti e rimandi, come se l’autore volesse costruire un mosaico in cui ogni frammento aggiunge un riflesso nuovo.
Con La valle senza ritorno, Arioli e Tanzillo firmano un’opera che cresce in potenza e bellezza.
Un fantasy che profuma di leggenda, ma parla con voce contemporanea.
Un viaggio che unisce la grazia della fiaba, la forza del mito e la malinconia del tempo perduto.
Un fumetto che non si legge soltanto, si attraversa, come una valle piena di luce e di ombre, da cui si esce cambiati.
P.S: Che Tanzillo fosse un disegnatore magistrale non avevamo dubbi, dopo il nostro incontro con lui a Lucca comics abbiamo scoperto che è anche una bellissima persona.






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