C’è un’atmosfera elettrica nell’aria, un misto di nostalgia, adrenalina e curiosità.
Quest’anno il Lucca Comics & Games 2025 ha vissuto un momento storico: l’inaugurazione del tour mondiale di Stranger Things 5, la stagione finale della serie che ha conquistato un’intera generazione.
Sul red carpet, davanti a una folla in delirio, sono arrivati i fratelli Matt e Ross Duffer, accompagnati da Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin e Noah Schnapp. L’accoglienza è stata da rockstar: urla, applausi, cosplay perfetti e un entusiasmo che solo Stranger Things sa accendere.
Nel cuore di Lucca, al Teatro del Giglio “Giacomo Puccini”, la magia è continuata. Qui il cast e i Duffer hanno incontrato la stampa e raccontato con emozione gli ultimi mesi di riprese, le sensazioni del “gran finale” e qualche aneddoto di backstage che ha fatto sorridere e commuovere.
“Girare l’ultima stagione è stato strano,” ha raccontato Matt Duffer. “Sapevamo già come sarebbe finita. Abbiamo iniziato a lavorare dagli ultimi 40 minuti dell’episodio conclusivo: dovevano essere perfetti, perché da lì dipendeva tutto.”
Un finale che, dice, racchiude il viaggio fatto insieme ai personaggi e ai fan, come un lungo cerchio che finalmente si chiude.
Per Finn Wolfhard, che interpreta Mike, Stranger Things non è solo un set: è un pezzo di vita.
“Mike è cresciuto con me. Abbiamo affrontato le sfide dell’adolescenza insieme, in modi diversi ma paralleli. Nella quinta stagione proverà a tenere unito il gruppo, diventando un vero leader.”
Gaten Matarazzo sorride quando parla di Dustin: “Adoro interpretarlo, anche quando le cose si fanno difficili. Mi spinge sempre a dare il meglio. E sì, anche lui dovrà affrontare momenti di dolore e perdita, ma con la sua solita forza.”
Caleb McLaughlin descrive Lucas come un personaggio che non smette mai di sorprenderti: “È diventato più complesso, più sensibile, e nella nuova stagione scopre lati inaspettati di sé. Il rapporto con Max lo ha cambiato. Nel Sottosopra diventa più forte, più resiliente.”
Per Noah Schnapp, invece, Will è stato quasi uno specchio personale: “Ha vissuto tante difficoltà, proprio come me. I Duffer hanno fatto un lavoro incredibile nel raccontarne l’evoluzione. Alla fine del suo percorso capisce davvero chi è.”
Momenti iconici e ricordi indelebili
Quando qualcuno chiede quale sia la scena più emozionante o simbolica, i fratelli Duffer e Gaten rispondono all’unisono: “La prima. Quella nello scantinato, quando i ragazzi giocano a Dungeons & Dragons.”
“È stato il nostro primo successo,” raccontano i Duffer. “Un ritorno alla nostra infanzia. Da lì è iniziato tutto.”
Gaten ricorda quel periodo con affetto e un pizzico di nostalgia: “Eravamo ragazzini un po’ ingestibili, ma la troupe e gli attori adulti ci hanno insegnato tanto. È stato l’inizio di tutto.”
Finn ride quando parla del centro commerciale della terza stagione: “C’era un vero scivolo, e i Duffer ci dicevano sempre di non usarlo… ma noi lo facevamo lo stesso! Alla fine è finito nella scena.”
Per Caleb, il momento più intenso resta nella quarta stagione: “Sembrava la mia storia. Recitare mi ha aiutato a capire me stesso. È stato un punto di svolta, anche nella mia vita.”
Noah racconta un aneddoto toccante: la sua prima scena di pianto. “Ero nel panico, non sapevo come farlo. Ho scritto a Winona Ryder, e lei mi ha invitato nel suo camerino. Mi ha spiegato come muovermi, cosa provare, persino che musica ascoltare prima. È stata dolcissima e grazie a lei quella scena è diventata una delle più vere.”
I Duffer Brothers hanno chiuso l’incontro raccontando da dove tutto è iniziato: “Abbiamo riversato nella serie la nostra infanzia, le amicizie, le storie che ci hanno fatto crescere. Volevamo fare qualcosa che parlasse di amicizia e di speranza, in un’epoca in cui molte storie sono ciniche e cupe. Stranger Things è il nostro omaggio agli anni ’80, ma anche alle emozioni autentiche.”
Dopo la conferenza, il cast ha raggiunto il padiglione Netflix, trasformato per l’occasione nel “Vecna Pavilion” — un’installazione immersiva che riproduceva il mondo oscuro del Sottosopra.
Ad accoglierli, un oceano di fan travestiti da Undici, Eddie, Vecna, e mille altre versioni dei loro personaggi preferiti.
Le note di Master of Puppets dei Metallica, suonate da un chitarrista vestito come un membro dell’Hellfire Club, hanno infiammato la piazza.
Un tributo perfetto, una chiusura simbolica e potente.
Un momento che, come la serie stessa, resterà inciso nella memoria di chi c’era e di chi, ancora una volta, ha sentito vibrare il cuore al suono del Sottosopra.

Condividi:
- Fai clic per condividere su Bluesky (Si apre in una nuova finestra) Bluesky
- Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Fai clic per condividere su Mastodon (Si apre in una nuova finestra) Mastodon
- Fai clic qui per condividere su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Articolo
