Home » Fumetti » Paru Itadaki a Lucca60

Paru Itadaki a Lucca60

Beastars ed altri animali incredibili

Per la prima volta a Lucca Comics & Games è arrivata Paru Itagaki, la mangaka giapponese che tutti conosciamo per Beastars e per il suo particolarissimo universo di animali antropomorfi. Ne abbiamo approfittato per farle un po’ di domande, spaziando dai suoi personaggi alle sue ispirazioni, passando per Babbo Natale e i Måneskin.

Partiamo proprio da Beastars. Le abbiamo chiesto quanto ci sia di autobiografico nei suoi personaggi e, soprattutto, quale sia stato il più difficile da disegnare. La risposta è Louis: il suo carattere è quasi l’opposto di quello della mangaka, e anche le sue corna le hanno dato parecchio filo da torcere. Haru, invece, è stata decisamente più semplice, anche perché a detta sua, le somiglia molto anche di carattere. Ed effetticamente, a sentirla parlare e intravedendo le sue dita affusolate, ed i boccoli biondi, è facile immaginare che sotto a quel casco da gallinaccio ci sia una coniglietta kawaii.

Parlando di animali, è venuto fuori anche un piccolo paradosso: Itagaki è interessata alle tematiche vegan e antispeciste perché ama gli animali, ma allo stesso tempo le piace mangiare la carne. Una contraddizione che ha raccontato con una tal innocenza che ha fatto sogghignare tutta la sala, lei compresa. E, visto che siamo a Lucca, se dovesse scegliere un animale per rappresentare l’Italia? Gli italiani sono sempre molto eleganti ed appariscenti – dice – e parlate con una voce molto alta e vivace. Decisamente dei pappagalli colorati.
C’è però un animale che non riesce proprio più a disegnare: il maiale. La colpa è di La città incantata, un film che le fa molta paura e che evidentemente ha lasciato il segno.

Tra le sue ispirazioni cinematografiche ci sono Yorgos Lanthimos e il cinema coreano, soprattutto per le inquadrature e l’uso della luce. La sua mangaka preferita è Hayashida, che vorrebbe riuscire a imitare, ma che considera talmente brava da non riuscirci. E quando si parla di manga del cuore, la lista è lunghissima, ma tra i preferiti c’è sicuramente Maison Ikkoku.

Non poteva mancare una domanda sul paragone tra Beastars e Zootropolis, diventato ormai un meme. Itagaki ha iniziato a lavorare a Beastars prima che uscisse il film Disney, ma le due produzioni si sono poi sovrapposte. Per evitare di farsi influenzare, ha preferito non guardarlo.

Abbiamo parlato anche di cambiamento climatico, una preoccupazione che ha influenzato e ispirato il suo lavoro, e di come sia nato il mondo di Beastars, con la sua divisione tra animali terrestri e acquatici. L’idea è arrivata durante un viaggio in Spagna, dove Itagaki ha percepito forti differenze culturali che l’hanno portata a immaginare dinamiche simili anche nel mondo animale.

E Legoshi? La sua evoluzione non era stata pianificata dall’inizio, ma è arrivata naturalmente mentre la storia prendeva forma. Anche il celebre dialogo con la farfalla è nato quasi per caso: Itagaki aveva semplicemente pensato che sarebbe stato interessante far parlare il protagonista con un insetto. Quando le abbiamo chiesto cosa renda Beastars così speciale rispetto ad altre opere con animali antropomorfi, non ha saputo dare una risposta precisa, ma pensa che gran parte del merito sia di Legoshi. Del resto, durante il firmacopie del giorno precedente, tantissimi lettori le avevano chiesto proprio un doodle del lupacchiotto.

Tra le collaborazioni più curiose c’è quella con i Måneskin. Damiano è un grande fan di Beastars e, durante un concerto della band in Giappone, Itagaki è stata invitata a incontrarli. Lui aveva persino raccontato agli altri componenti la storia del manga. Una cosa che all’autrice è piaciuta moltissimo.

E fuori dal mondo dei manga? Paru porta a spasso Yeti, il suo cane meticcio, e si concede spesso qualche sessione di shopping, anche di cose completamente inutili. Le piacerebbe visitare Venezia, anche se questa è già la sua terza volta in Italia.

Per finire, una curiosità sulla nascita di Sanda: Itagaki ha creduto a Babbo Natale fino alle scuole medie. E questa, decisamente, è una storia che merita di essere raccontata nel video!