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Soccer Kid Collection: quando per salvare il mondo bastava un pallone

Il 1993 è tornato, e non ha intenzione di fare sconti.

Ci sono videogiochi che, quando tornano dal passato, fanno scattare immediatamente quel ricordo che ogni retrogamer conosce fin troppo bene. Bastano una manciata di pixel, una musichetta sintetizzata e improvvisamente siamo di nuovo negli anni Novanta, quando i pomeriggi sembravano infiniti, Internet non aveva ancora rovinato le sorprese e per sapere se un gioco fosse bello dovevi comprarlo, fartelo prestare dall’amico oppure aspettare pazientemente che una rivista ne parlasse. Poi ci sono giochi come Soccer Kid, che oltre a riportarci indietro nel tempo ci ricordano un’altra cosa fondamentale: i platform di una volta non avevano nessuna intenzione di volerci bene. Soccer Kid Collection recupera il vecchio platform calcistico realizzato originariamente da Krisalis Software e lo riporta sulle piattaforme moderne grazie a QUByte Interactive. Dentro il pacchetto troviamo due incarnazioni del gioco, quella per Super Nintendo e quella MS-DOS, accompagnate da alcune delle comodità ormai praticamente indispensabili quando si decide di rimettere piede negli anni Novanta, ma attenzione al nome, perché se leggendo “Soccer” state già immaginando campionati, moduli, fuorigioco e discussioni infinite sul VAR, siete decisamente nello spogliatoio sbagliato, qui il calcio c’entra, eccome, ma Soccer Kid è prima di tutto un platform a scorrimento laterale. La storia è esattamente quel genere di delirio che negli anni Novanta nessuno sentiva il bisogno di giustificare più di tanto. Un alieno ruba la Coppa del Mondo, il trofeo finisce in pezzi sparsi per il pianeta e il nostro giovane eroe parte per recuperarli. Fine. Non servono filmati di quaranta minuti, dilemmi morali o enciclopedie interne con ottocento pagine di lore. C’è un pallone, c’è il mondo da salvare, andiamo.

Ed è proprio il pallone a rendere Soccer Kid qualcosa di più interessante dell’ennesimo tentativo anni Novanta di infilarsi nella scia di Mario e Sonic, non è un elemento puramente estetico e neppure un’arma da utilizzare occasionalmente. Il pallone è praticamente il nostro secondo protagonista, possiamo dribblarlo, calciarlo, colpirlo di testa, spararlo contro i nemici, eseguire volée e rovesciate. Bisogna imparare a portarselo dietro e soprattutto capire come sfruttarlo nelle varie situazioni, sulla carta sembra facile, poi inizi a giocare, ed ecco che quel maledetto pallone decide improvvisamente di avere una propria personalità, ci sono momenti nei quali riesci a concatenare movimenti e tiri e ti senti praticamente il Maradona del platforming. Salti, recuperi la sfera, la scagli contro un nemico e continui la corsa senza interrompere il ritmo, poi, trenta secondi dopo, perdi il pallone nel momento peggiore possibile, sbagli un salto che avevi già fatto quattro volte e cominci a domandarti se mettere il controller nel microonde possa essere considerato uso improprio ed è probabilmente questo il punto nel quale emerge maggiormente l’età di Soccer Kid, il gioco è nato nel 1993 e non fa praticamente nulla per nasconderlo, la visuale non sempre ci permette di vedere con sufficiente anticipo quello che ci aspetta, i livelli possono essere piuttosto lunghi e certi pericoli seguono quella splendida filosofia del game design che potremmo sintetizzare con: “Adesso sai che era lì perché ci sei morto sopra.”

La parte probabilmente più interessante di Soccer Kid Collection, soprattutto per noi malati di archeologia videoludica, è avere fianco a fianco le versioni SNES e MS-DOS. È affascinante vedere come lo stesso gioco venisse interpretato su due hardware così differenti, notando cambiamenti estetici e sonori che all’epoca potevano significare avere esperienze anche sensibilmente diverse dello stesso titolo. L’edizione MS-DOS sfruttava inoltre il supporto CD per arricchire alcuni aspetti audiovisivi. Ed è esattamente in quel momento che Soccer Kid Collection comincia anche a farti incazzare, perché pensi: bello, voglio vedere tutto, e invece no, per qualcosa che porta la parola Collection nel titolo, due versioni sono davvero pochine, la storia di Soccer Kid è decisamente più ampia e questa sarebbe stata un’occasione perfetta per raccontarla per intero, pesa soprattutto la mancanza della versione originale Amiga, ma nel corso degli anni il gioco è passato anche da altre macchine, tra cui CD32, 3DO, Jaguar, Game Boy Advance e PlayStation, inserirle tutte avrebbe trasformato questa operazione da semplice riedizione a piccolo museo dedicato a Soccer Kid, ed è probabilmente questa l’occasione mancata più grande, fortunatamente QUByte Interactive non si è limitata a prendere due ROM e buttarle dentro un menu. Sono presenti salvataggi, filtri CRT, differenti proporzioni dello schermo e una galleria con materiale storico che comprende confezioni, manuali e pubblicità dell’epoca, piccole cose, certo, ma sono proprio questi extra a dare un minimo di contesto storico all’operazione, e poi diciamocelo: il fascino del CRT è meraviglioso quando basta selezionare un filtro dal menu, molto meno quando devi recuperare dalla cantina un televisore da trenta chili e scoprire che devi portarlo su per tre rampe di scale.

Alla fine Soccer Kid Collection è uno di quei recuperi che mi lascia con due sensazioni apparentemente opposte, da una parte sono contento, continuare a riportare in circolazione videogiochi che rischierebbero altrimenti di rimanere confinati all’emulazione, al collezionismo o ai ricordi di chi li aveva giocati all’epoca è un’operazione che apprezzerò praticamente sempre, e ancora di più quando non si tratta per l’ennesima volta dei dieci giochi che conoscono tutti, dall’altra rimane inevitabilmente la sensazione che si potesse fare di più, il gioco c’è, l’idea alla base è ancora interessante e le due versioni permettono anche un curioso confronto storico, ma chiamare l’operazione “Collection” e lasciarne fuori una fetta così importante della storia rende inevitabilmente il pacchetto meno definitivo di quanto avrebbe potuto essere. Bisogna anche essere onesti, chi non ha particolare affinità con il retrogaming potrebbe trovarsi davanti a un’esperienza troppo rigida, ripetitiva e poco permissiva. Chi invece è cresciuto prendendo schiaffi digitali senza checkpoint ogni venti metri probabilmente si sentirà immediatamente a casa. Soccer Kid aveva una buona idea nel 1993, più di trent’anni dopo, quella buona idea è ancora lì, bisogna semplicemente scavare sotto un bel po’ di pixel, qualche ingenuità, parecchia ruggine e almeno un paio di momenti nei quali sarete convinti che quel pallone ce l’abbia personalmente con voi.

Verdetto Ready Player Nerd:

Soccer Kid Collection riporta in campo un platform che possiede ancora oggi una sua personalità, soprattutto grazie all’uso del pallone, e lo accompagna con abbastanza comodità moderne da renderne piacevole la riscoperta. Le sole versioni SNES e MS-DOS, però, sanno più di assaggio che di vera retrospettiva. Con l’originale Amiga e qualche altra conversione storica sarebbe potuta diventare la raccolta definitiva dedicata al piccolo calciatore di Krisalis Software. Così com’è rimane una pallonata di nostalgia fuori dallo specchio della porta.

✅ PRO

  • Il pallone è ancora oggi una meccanica originale e divertente
  • Il confronto tra SNES e MS-DOS è interessante per gli appassionati di retrogaming
  • Salvataggi, filtri CRT e materiale storico rendono il ritorno agli anni Novanta meno traumatico
  • Finalmente viene recuperato qualcosa di diverso dai soliti classici

❌ CONTRO

  • Due versioni sono decisamente poche per qualcosa che si chiama Collection
  • L’assenza dell’originale Amiga si sente parecchio
  • Level design e alcune rigidità mostrano tutti i loro trent’anni
  • Chi non è abituato ai platform vecchia scuola rischia qualche crisi diplomatica con il controller

FLOPPY RANK:

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