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Collisione di universi: Fru Incontra Topolino

(spoiler: ed è subito caos)

Ci sono incontri che sembrano scritti dal destino. E poi ci sono quelli che sembrano usciti direttamente da una puntata folle dei The Jackal… ma con Topolino di mezzo.

L’arrivo di Gianluca “Fru” Colucci nell’universo Disney, sotto forma del bizzarro Jean Luke Froow, è uno di quei momenti in cui capisci che il multiverso non è solo roba Marvel. È successo davvero, e per giunta disegnato da Giuseppe Camuncoli: uno che di mondi ne ha attraversati parecchi, passando da Spider‑Man a Batman… fino a ritrovarsi tra le orecchie tonde più famose del pianeta.

E da qui in poi la cosa bella è quanto sia tutto… naturale.

Cioè, se ci pensi un attimo, Fru su Topolino potrebbe sembrare una di quelle idee “strane ma virali”, tipo: mettiamo un volto noto e vediamo cosa succede. E invece no. Qui funziona perché dietro c’è proprio un legame vero.

Fru è cresciuto con Topolino. Di quelli seri, non “sì vabbè lo leggevo”. Parliamo proprio del rito del mercoledì, del giornalino che arriva e diventa oggetto di contesa familiare. Il classico scenario: uno lo vuole leggere subito, l’altro pure… e alla fine qualcuno (il fratello di Fru) sparisce per ore con il fumetto in mano.

E lì, senza accorgertene, te lo porti dietro per tutta la vita.

Quindi quando anni dopo ti ritrovi dentro quelle pagine… non è un semplice cameo. È proprio chiudere un cerchio.

poi c’è Camuncoli.

Che è un altro pezzo fondamentale, ma da una prospettiva completamente diversa. Perché lui arriva da un mondo dove la gente scala i grattacieli, combatte alieni e vive drammi esistenziali pesantissimi. Tutt’altra roba rispetto al ritmo di Topolino.

E invece succede questa cosa bellissima: si mette a disegnare Topolino… e si diverte.

Ma sul serio, eh. Non “professionale, preciso, impeccabile”. Divertito. Come uno che si toglie la giacca e torna a scarabocchiare per il gusto di farlo. Lo si sente proprio nel modo in cui le tavole respirano, nei personaggi che si muovono con quella leggerezza tipica Disney

È come se dicesse: ok, basta supereroi per un attimo… torniamo a giocare.

E poi arrivi alla storia.

Topolino, Pippo e questo tizio, Jean Luke Froow, alias Fru versione Disney, che si presenta come esperto di bandiere. Che già così è fantastico, perché è una cosa talmente specifica e un po’ assurda che sai già che succederanno casini.

E infatti non è la classica vacanza tranquilla.

È una di quelle avventure che partono normali e nel giro di poche pagine diventano un caos totale: imprevisti, deviazioni, situazioni surreali… ma sempre con quel tono leggero che ti fa scorrere via la storia senza accorgertene.

La cosa che colpisce davvero, però, è che Fru non stona mai.

Non è “quello nuovo infilato lì dentro”. È come se fosse sempre esistito.
Uno di quei personaggi alla Pippo, per capirci: un po’ perso, un po’ ossessionato da una cosa assurda (in questo caso le bandiere), ma perfetto per creare situazioni.

Ed è lì che ti scatta il pensiero: ma com’è che funziona così bene?

Pobabilmente perché, alla fine, Topolino ha sempre vissuto su quel confine strano tra realtà e assurdo.

E Fru, se ci pensi, fa esattamente la stessa cosa.

Metti insieme le due cose… ed è quasi inevitabile che funzionino.

E quindi sì, puoi guardarla come una variant, un’operazione da COMICON, una bella collaborazione. Tutto giusto.

Ma sotto sotto è qualcosa di più semplice.

È un autore che torna bambino mentre disegna.
È un comico che entra nel fumetto che gli ha segnato l’infanzia.
È una storia che non cerca di essere furba, ma solo di funzionare.

E funziona.

E alla fine si torna sempre lì.

Al mercoledì.

A quello in cui aspettavi Topolino senza nemmeno sapere perché fosse così importante. A quella sensazione strana di entrare in un mondo fatto di cose assurde… che però sembravano sempre avere un senso.

Solo che stavolta, dentro quelle pagine, trovi anche Fru.

E la cosa incredibile è che non ti chiedi nemmeno “ma che ci fa lì?”

Ti viene semplicemente da pensare:

“Ok. Giusto così.”

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