
“Tutta l’arte è perfettamente inutile”.
Se Oscar Wilde fosse nato nell’epoca dei social e delle livestream, probabilmente questa frase avrebbe incendiato il web più di un nuovo annuncio di Half-Life 3. Eppure, il suo significato era ben diverso da quello che potremmo attribuirle oggi. Per Wilde, l’arte non doveva giustificare la propria esistenza attraverso una funzione pratica; la sua legittimazione risiedeva nella bellezza stessa.
Eppure, esistono opere che sembrano smentire questa apparente inutilità, opere che nascono dalla ricerca del bello ma finiscono per lasciare tracce concrete nelle persone: è questo il terreno sul quale si muove Theà Cleopatra: la gatta e il tratto geniale di Antonio P. Villani, artista e docente che costruisce un racconto in cui esperienza umana, insegnamento e ricerca creativa procedono di pari passo.
Leggendo, si ha infatti spesso la sensazione di trovarsi di fronte a quelle opere giapponesi in cui il conflitto principale non è esterno ma interiore; non c’è un antagonista da abbattere come Freezer o un demone da sigillare come in Inuyasha. La sfida è più sottile: superare le distanze che separano gli individui, trovare un linguaggio comune, costruire ponti dove esistono confini.
I trentacinque capitoli del volume assomigliano così a una lunga campagna RPG: non esiste una trama lineare con l’ombra incombente di un boss finale, ma una serie di missioni che, come nelle migliori side quest di un Final Fantasy IX finiscono per rivelare il vero significato dell’avventura. Ogni incontro, ogni lezione e ogni opera diventano occasioni per riflettere sul ruolo dell’arte nella vita quotidiana.

La dimensione didattica occupa un posto centrale: Villani racconta il rapporto con studenti provenienti da esperienze e culture differenti, mostrando come il disegno e la pittura possano diventare un linguaggio condiviso, ed è significativo che l’autore rifugga l’autocelebrazione. Le opere degli allievi, riprodotte nel volume a colori, ricevono infatti uno spazio sorprendentemente ampio: più che una galleria personale, il libro assume i contorni di un artbook collettivo, dove il percorso creativo viene condiviso e commentato, quasi come negli speciali presenti nelle collector edition dei videogiochi.
Ma Theà Cleopatra non parla soltanto di arte, parla soprattutto di sguardo ed è qui che entrano in scena i gatti. Theà Cleopatra, la matriarca che dà il titolo all’opera, e la sua numerosa famiglia felina accompagnano costantemente il racconto: non sono semplici animali domestici ma presenze quasi simboliche, guide silenziose che aiutano l’autore a osservare il mondo da prospettive inattese. Svolgono una funzione simile a quella di Jiji in Kiki – Consegne a domicilio o dei Kodama in Principessa Mononoke, permettendo di cogliere qualcosa che normalmente sfugge allo sguardo.
L’ambientazione stessa assume un significato particolare: la villa nel Parco del Lago di Laureana Cilento diventa una sorta di hub narrativo, un luogo al quale la memoria continua a fare ritorno. Per il lettore nerd è facile pensare alla Contea di Tolkien o alla casa di Satsuki e Mei in Il mio vicino Totoro. Qui convivono il ricordo dei genitori, il presente degli affetti familiari e il dialogo continuo con la natura: il passato non viene idealizzato né trasformato in nostalgia, ma diventa una risorsa da cui attingere per comprendere il presente.
Ed è forse proprio questo il tema più potente dell’intero libro, perché sotto la superficie autobiografica emerge il concetto di eredità, l’eredità della conoscenza trasmessa agli studenti, l’eredità degli insegnamenti familiari, L’eredità delle opere che restano quando il loro autore non è più presente.

È un concetto che gli appassionati di anime e videogiochi conoscono bene. È la Volontà della D. di One Piece, il One For All di My Hero Academia o la memoria dei Cavalieri dello Zodiaco che si trasmette da una generazione all’altra. Ed è anche il cuore di Final Fantasy X, in cui i protagonisti comprendono che il loro compito non è semplicemente vincere una battaglia, ma interrompere un ciclo e lasciare qualcosa di migliore a chi verrà dopo.
In fondo, anche Villani sembra suggerire una verità simile, l’arte non è soltanto un oggetto bello da osservare, è una forma di memoria, un save file emotivo che conserva esperienze, incontri, intuizioni e insegnamenti affinché possano essere raccolti da qualcun altro.
Così Theà Cleopatra: la gatta e il tratto geniale finisce per assomigliare meno a un’autobiografia e più a uno di quei racconti che popolano la migliore cultura nerd: storie in cui il vero tesoro non è la vittoria finale ma ciò che si riesce a trasmettere agli altri lungo il cammino.
Perché, come insegna Final Fantasy IX, ciò che conta davvero non è quanto a lungo restiamo nel mondo, ma le tracce che lasciamo nel cuore di chi continua il viaggio dopo di noi.
E nelle pagine di Villani l’arte diventa esattamente questo: un passaggio di testimone tra persone, generazioni e sensibilità diverse… un gesto semplice, ma capace di produrre effetti molto più duraturi di qualsiasi magia leggendaria.

Instagram dell’autore Antonio_p_villani
Dove acquistarlo: https://www.amazon.it/THE%C3%80-CLEOPATRA-GATTA-TRATTO-GENIALE/dp/B0GW5NYD4W

Un commento
[78203]supplies professional anti-violence equipments and solutions for the whole world with strong and perfect production capacity. anti-violence.org