
Lo ammetto quando ho sentito parlare di Blue Prince pensavo fosse uno dei tanti indie con un’idea brillante destinata a esaurire il suo fascino dopo qualche ora. Mi sbagliavo, dopo le prime sessioni mi sono ritrovato a fare qualcosa che non facevo da anni, prendere appunti su un foglio di carta, annotare collegamenti, disegnare schemi e ripensare alle soluzioni anche quando avevo spento il gioco. La premessa è tanto semplice quanto irresistibile. Il giovane protagonista può ereditare la tenuta di Mount Holly soltanto trovando la misteriosa Stanza 46, il problema è che la villa, almeno sulla carta, possiede solamente 45 stanze. Da qui nasce un’avventura costruita su misteri, intuizioni e continue scoperte che trasforma una semplice esplorazione in qualcosa di molto più profondo.

La particolarità di Blue Prince è che ogni giornata ricomincia da capo e la struttura della villa cambia continuamente. Ogni volta che si apre una porta bisogna scegliere quale stanza aggiungere alla mappa, costruendo progressivamente il proprio percorso verso l’obiettivo, è una meccanica che inizialmente sembra quasi un gioco da tavolo, ma che dopo poche ore rivela una complessità sorprendente. Quello che mi ha colpito davvero, però, non è stato il sistema delle stanze, è stata la sensazione costante di trovarmi davanti a qualcosa che aveva sempre un altro segreto da raccontare. Ogni volta che pensavo di aver capito come funzionava il gioco, emergeva un nuovo dettaglio capace di cambiare completamente prospettiva; un documento trovato per caso, una stanza incontrata durante una run apparentemente insignificante o un particolare notato ore prima diventavano improvvisamente pezzi fondamentali di un puzzle molto più grande.

Blue Prince non corre mai dietro al giocatore, non riempie lo schermo di marcatori, non suggerisce continuamente cosa fare e non ha paura di lasciarti da solo con i tuoi dubbi, è una scelta che adoro perché rende ogni scoperta autentica, quando arrivi alla soluzione di un enigma, la soddisfazione è tutta tua, non hai seguito una freccia o completato una checklist, hai osservato, ragionato e collegato i pezzi.
Naturalmente non è un gioco perfetto, alcuni momenti possono risultare frustranti e la componente casuale legata alle stanze disponibili può compromettere percorsi che sembravano promettenti, inoltre richiede pazienza, concentrazione e una certa voglia di mettersi in gioco, non è il classico titolo da accendere per venti minuti tra un impegno e l’altro. Eppure è proprio questa sua natura ostinata a renderlo speciale, In un periodo in cui molti giochi cercano di piacere a chiunque, Blue Prince sceglie una strada diversa, ti chiede attenzione, memoria e curiosità, in cambio offre una delle esperienze più originali che mi sia capitato di provare negli ultimi anni.

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Verdetto Ready Player Nerd
Blue Prince è uno di quei titoli che capitano poche volte in una generazione. Un puzzle game brillante, coraggioso e incredibilmente coinvolgente che premia i giocatori più curiosi con un senso di scoperta praticamente impareggiabile. Non è per tutti, ma chi entrerà nella sua logica difficilmente lo dimenticherà.
Floppy Rank:
💾💾💾💾💾💾💾💾 HIGH SCORE
