
Se riflettiamo sulla figura del detective in diversi media, in ciascuno di noi si accenderà una diversa immagine mentale: qualcuno penserà ai “duri” à la Sam Spade (o magari John Blacksad, se gli piacciono i gatti), altri a Hercule Poirot e alle sue vanità, altri ancora a Thomas Magnum e alle sue camicie a fiori o al Tenente Colombo e al suo impermeabile stropicciato.
In un panorama così variegato, può sembrare difficile trovare qualcosa di innovativo o di vagamente diverso, eppure Sergio Savastano ci riesce con Le Mirabolanti Avventure di Luisito Roman, raccolta di sette storie (non tanto) brevi in cui seguiamo il detective che dà il titolo alla raccolta in una serie di altrettanto improbabili vicende.
Cosa rende quest’opera diversa? All’apparenza, nulla. Leggendo l’introduzione sembra quasi di trovarsi davanti al tipico detective hard boiled di poche parole (con ventilatore a pale incluso) con quell’aria da duro alla quale le donne non sembrano riuscire a resistere, ma – appunto – è solo l’introduzione; andando avanti di poche righe si manifestano i primi elementi che si allontanano dai topoi classici. Luisito, ad esempio, ha un pappagallo parlante (e già questo basterebbe a discostarsi dai luoghi comuni…) amante dei film d’essai. E non finisce qui: anche la sua auto, «una Citroën DS19 del ’59 color verde acqua» è dotata del dono della favella, benché lo utilizzi assai meno frequentemente del pennuto.

Conseguenza di ciò è che nell’universo diegetico creato da Savastano, tutto – o quasi! – può accadere: le avventure di Luisito si dipanano infatti tra invasioni aliene e improbabili civiltà perdute, passando per italianissime spintarelle e un piatto di cacio e pepe col Papa. Ed è proprio qui che risiede la forza dell’opera: l’autore, infatti, lungi dal limitarsi alla mera citazione o magari all’omaggio, rielabora una serie di clichés di diversi media della cultura di massa restituendo qualcosa di completamente diverso e fresco, come accade nel racconto intitolato “E vennero dallo spazio”, menzione speciale al XXIV Premio Massimo Troisi. Savastano strizza infatti l’occhio alla cultura pop, proponendo una serie di easter eggs e riferimenti: alcuni abbastanza lampanti, altri decisamente di più difficile decifrazione, specialmente per un pubblico con meno primavere o meno familiare con determinati prodotti audiovisivi.
Tenere insieme un simile mondo non è facile, ma Savastano ci riesce anche grazie a una narrazione in prima persona dal ritmo serrato, vero e proprio collante tra i racconti; la sua prosa, fatta di periodi brevi e martellanti che di tanto in tanto lasciano spazio alla stoccata o all’iperbole è infatti perfettamente coerente con l’universo di Luisito e le sue imprevedibili potenzialità e rende la lettura piacevole e mai pesante.

Se amate le storie di detective e il noir, troverete le Mirabolanti Avventure una piacevole variazione sul tema, se invece siete dei cultori di una certa TV d’antan, troverete, oltre a dei godibilissimi racconti, una serie di rimandi e citazioni a diversi prodotti culturali, dai b-movies ai cartoni animati, che solleticheranno il vostro buon umore.
Non vi resta che mettere il trench, sfoderare la lente d’ingrandimento e… buona caccia!
